Gli italiani non brillano per competenze finanziarie. A dirlo è il Global Financial Literacy Survey, uno studio condotto annualmente dall’agenzia di rating Standard & Poor’s per capire quanto i cittadini dei vari Paesi conoscono i mercati finanziari e gli strumenti a loro disposizione. Su scala globale i dati non sono incoraggianti: solo un individuo su 3 è “financially literate”, ma naturalmente esistono differenze molto profonde non solo tra le varie macro-aree mondiali, ma anche all’interno di una medesima area.

È il caso dell’Europa, che complessivamente vanta un tasso di alfabetizzazione finanziaria del 65% (più alto anche di quello degli USA, che si fermano al 57%), ma che registra un forte divario tra Paesi del Nord e del Sud: nell’area mediterranea il livello di alfabetizzazione finanziaria è del 26%.

Le conseguenze dell’analfabetismo finanziario

Quali sono le conseguenze di questa mancanza di conoscenza?
Una risposta esaustiva si trova su Risparmiamocelo.

L’ignoranza finanziaria si riflette sull’allocazione della ricchezza e sulle scelte di investimento delle famiglie italiane. Se guardiamo infatti alla distribuzione della nostra ricchezza, il 60% di essa si concentra in attività immobiliari. Soltanto la Spagna mostra uno sbilanciamento maggiore (71%) verso le attività immobiliari.
Al contrario, invece, i cittadini statunitensi detengono una quota di ricchezza pari al 69% in attività finanziarie. (…)

Mentre in tutto il mondo la ricchezza è aumentata per effetto della crescita delle attività finanziarie, gli italiani sono rimasti ancorati al mattone e hanno risentito del calo dei prezzi immobiliari e della minore esposizione verso gli asset finanziari.

A ciò va aggiunto anche un altro fattore: quello della diversificazione.

Le attività finanziarie degli italiani sono infatti investite prevalentemente in titoli di società nazionali e senza una corretta ripartizione settoriale.

Sempre Pwc sostiene che le famiglie italiane avrebbero potuto ottenere un rendimento potenziale superiore al 15% contro un rendimento effettivo di circa il 2%, qualora avessero mantenuto una diversificazione di portafoglio come quella delle famiglie statunitensi.

Può il web invertire la tendenza?

Le cause di questo deficit di conoscenza in materia economica sono probabilmente molteplici, ma tra di esse non si può non ipotizzare che un ruolo lo giochi anche il diffuso scetticismo (per usare un eufemismo) nei confronti di tutto ciò che attiene alla finanza, alle banche e alle Borse. Non è chiaro se sia stato lo scetticismo ad alimentare l’ignoranza o viceversa (o, magari, se le due cose non possano essersi influenzate reciprocamente); fatto sta che le vicende macro-economiche e politiche degli ultimi anni, accompagnate da una pressoché unanime demonizzazione di questo mondo da parte dei media e della politica, ha probabilmente allontanato ancor di più il cittadino medio da un settore che, se adeguatamente conosciuto, potrebbe invece garantire indubbi benefici.

Una tendenza diametralmente opposta si è invece osservata nel mondo dell’e-commerce. Nel 2019 in Italia i consumatori online sono stati circa 38 milioni, ossia il 62% del totale della popolazione, e si prevede che tocchino quota 41 milioni entro il 2023.

Statistiche ecommerce

Una tendenza assolutamente in linea con quella del resto del mondo, che ultimamente ha visto esplodere, in conseguenza, un altro fenomeno: quello del cashback.

Letteralmente “(ricevere) indietro denaro contante”, il termine indica un sistema che permette di guadagnare una quota di quello che si spende sui vari e-commerce.
La novità introdotta da RevenYou, in questo ambito, è quella di aver esteso la possibilità di accumulare cashback non solo sui propri acquisti, ma anche su quelli dei propri contatti, ossia di persone che si è convinto ad iscriversi alla piattaforma.

Stanti gli attuali volumi delle vendite online e, soprattutto, le previsioni future, di fatto RevenYou si configura come una possibilità di investimento, che tuttavia presenta una serie di notevoli vantaggi rispetto agli strumenti più tradizionali:

  • La semplicità di utilizzo. Tutto ciò che occorre fare è registrarsi alla piattaforma e convincere altri a fare altrettanto. Tutto il resto del processo è automatizzato.
  • Il fatto che non sia richiesto di versare alcunché, né come quota di ingresso (l’iscrizione è gratuita) né sotto altre forme. In effetti, per guadagnare con RevenYou non occorre affatto essere degli habitué dello shopping online: è sufficiente avere un po’ di amici che lo sono.

Tutto lascia pensare, dunque, che “puntare” sullo shopping online e sul sistema del cashback possa essere una scelta vincente, e di certo preferibile al vecchio mattone e, ancor più, al tenere i soldi fermi sul conto corrente.