Le pensioni rappresentano una delle sfide più difficili che molti Stati si trovano a fronteggiare. Per alcuni di essi – tra cui il nostro – il problema è reso particolarmente grave da una concomitanza di fattori: l’alta aspettativa di vita, unita alla scarsa propensione dei giovani a fare figli o anche solo a rimanere in Italia, ha portato l’OCSE a stimare che nel 2050 i pensionati potrebbero essere in rapporto di 1:1 (o addirittura essere in numero maggiore) rispetto ai lavoratori. Per un Paese in cui il sistema pensionistico è a ripartizione (cioè sono i contributi dei lavoratori a pagare le pensioni), tutto ciò costituisce un grosso problema. A rendere ancor più tragica la situazione c’è il basso tasso di occupazione, che in Italia storicamente non arriva al 60%.

…ma l’estremo opposto ha anch’esso i suoi problemi

Eppure, anche alcuni Paesi che hanno adottato l’approccio diametralmente opposto – un sistema pensionistico a capitalizzazione, ossia totalmente dipendente dai rendimenti dei fondi pensionistici in cui i lavoratori accantonano i ripsarmi – non se la passano molto bene. E’ il caso del Cile, recentemente teatro di scontri di piazza e proteste come non si vedevano da decenni. Come ha esaustivamente spiegato Mario Seminerio sul proprio blog,

(…) i fondi pensione cileni gestiscono oltre 210 miliardi di dollari, pari al 75% del Pil del paese. (…) Sono stati istituiti nel 1981, sotto la dittatura di Augusto Pinochet, dietro suggerimento dell’economista José Piñera, fratello dell’attuale presidente Sebastian. (…) il problema è che i cileni non riescono a versare abbastanza. Sia per insufficienza dei redditi (il 30% dell’economia è sommerso) che per disoccupazione ed altre esigenze di vita che riducono i risparmi destinabili a previdenza

La conclusione a cui giunge Seminerio (e con lui molti altri) è che

un sistema pensionistico a capitalizzazione, pur avendo in astratto ovvi pregi tra cui una maggiore indipendenza nella scelta del momento di pensionamento senza produrre impatti sulla collettività, cade vittima di situazioni in cui il risparmio destinabile a previdenza si riduce. Nel senso che, se una persona non ha versato abbastanza al fondo pensione, sia perché non poteva, necessitando di ogni centesimo per sbarcare il lunario, sia perché non voleva, avendo deciso di consumare nel presente il reddito di lavoro, il sistema tende a deteriorarsi e viene abbattuto dalle proteste sociali.

Eppure, continua il manager,

per motivi demografici, l’aumento del peso dei pilastri pensionistici a capitalizzazione è l’unica risposta possibile

Gli italiani sembrano, almeno in parte, averlo compreso. Come si può leggere nella relazione annuale della COVIP (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione) di dicembre 2018,

Alla fine del 2018, il numero complessivo di posizioni in essere presso le forme pensionistiche complementari è di 8,747 milioni; al netto delle uscite, la crescita dall’inizio dell’anno è stata di 448.000 unità (5,4 per cento).

Un trend che si era registrato anche negli anni precedenti.

Fondi pensionistici? Sì, ma sostenibili

C’è poi da dire che anche la scelta del fondo pensionistico a cui affidarsi è tutt’altro che facile, e non solo per questioni “tecniche”; è in costante aumento il numero di coloro che cercano un’etica nell’economia, e dunque non accettano di buon grado che i propri soldi vengno investiti in qualunque tipo di mercato. Come racconta Valori.it (il sito di Banca Etica), a metà gennaio di quest’anno

il fondo pensionistico pubblico svedese AP4 ha annunciato di aver disinvestito da 45 imprese che producono armi nucleari e da cinque imprese che ottengono più del 20% del fatturato estraendo petrolio dalle sabbie bituminose (il più inquinante in assoluto), per un totale di circa 285 milioni di euro, prontamente reinvestiti in altre azioni a livello globale.

What about cashback?

Il modello che propone RevenYou può dunque unire l’utile al sostenibile. Gli analisti di mercato sono concordi nel prevedere che il giro d’affari globale dell’e-commerce è destinato ad aumentare nel futuro; per chi si iscrive a RevenYou riuscendo a coinvolgere anche solo qualche decina di amici/parenti/conoscenti può mettere da parte fino a centinaia di euro al mese. 

Si tratta, com’è evidente, di una rendita che può non garantire la stessa regolarità di quella di un fondo pensione, ma che rispetto a quest’ultima presenta alcuni vantaggi. 

Intanto, quello dell’e-commerce è un settore in ascesa rapida e sicura. A livello globale, ad oggi le vendite online rappresentano circa l’11% di quelle totali, e le previsioni degli esperti parlano di un possibile 15% (pari 891 miliardi di $) entro il 2022.

da http://www.cbre.us

Verosimile dunque che aumenti in proporzione anche la pratica del cashback, già oggi in rapida espansione. La possibilità di accumularne anche sugli acquisti altrui, oltre che sui propri, significa potenzialmente una rendita mensile che, in alcuni casi, potrebbe arrivare a qualche migliaio di euro.